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Call Of Duty: Black Ops – La Recensione

Quando gli sviluppatori storici della serie, gli Infinity Ward, comunicarono di aver interrotto la collaborazione con Activision, molti pensarono all’imminente declino del franchise “Call of Duty“.  Il compito di sviluppare il brand sarebbe andato, infatti, ai “cugini poveri” della Treyarch Corporation, criticati in passato per i risultati non eccezionali ottenuti con World At War.  Incredibile a dirlo, ma sembra proprio che gli allievi abbiano superato i maestri…

Iniziamo col dire che Call of Duty: Black Ops è un ottimo gioco. Al contrario di quanto profetizzato da varie Cassandre, infatti, non solo è un fps al livello del pluricelebrato Modern Warfare 2 (al quale si ispira chiaramente), ma in molti aspetti risulta addirittura migliorato rispetto alla creatura degli Infinity Ward. Ad aiutare gli sviluppatori di Santa Monica è stata, sicuramente, la scelta dell’ambientazione storica: non più l’inflazionatissimo Secondo Conflitto Mondiale, ma la meno esplorata Guerra Fredda. Ambientare il gioco tra gli anni ’50 e ’60 ha automaticamente svecchiato il franchise, proponendo nuove location e situazioni, nonchè armi e tecnologia molto più simili a quelle di oggi, cosa che ha facilitato l’ importazione di molte idee da Modern Warfare.

Il Single Player è particolarmente curato. Indosserete i panni dell’agente segreto Alex Mason, un personaggio misterioso che, interrogato su una sorta di “sedia  delle torture”, ripercorrerrà le tappe che lo hanno portato in quella non proprio “comodissima” situazione. Racconterete, così, al vostro aguzzino il ruolo da voi coperto nelle varie “Black Operations” (da qui il titolo del gioco) svoltesi negli anni precedenti. Per chi non lo sapesse si tratta di tutte quelle operazioni top secret di controspionaggio e di guerriglia organizzate dai governi delle superpotenze durante il periodo della Cortina di Ferro (ma in realtà sono una discutibile prassi anche ai giorni nostri).  A titolo informativo anche sul nostro  amato Paese ci sarebbero parecchie storie interessanti da raccontare in merito: dall’Argo 16 alla stessa Ustica, passando per Gladio, sembrano davvero tanti i retroscena misteriosi dietro parecchie vicende ancora  avvolte nel fumo. In questa atmosfera di “cinica ragion di Stato” e complotti internazionali, l’fps dei Treyarch vi accompagnerà nei luoghi del mito della Guerra Fredda come la Corea, il Vietnam (con tanto di canzone “Fortunate Son” ad accogliervi in una polverosa tenda),  passando dai terrificanti Gulag dell’URSS. Grazie ad una narazione di stampo cinematografico, la trama coinvolge il videogiocatore con un’azione vibrante alimentata da colpi di scena sempre efficaci. Parlando della longevità, per una volta si può essere “buoni” con un fps prodotto da Activision (urrà! N.d.r. ). Quest’ultimo capitolo di COD offre 8-10 ore di gameplay solo nel single player, quindi una situazione decisamente rosea se paragonata  agli altri sparatutto della serie. In realtà, però, c’è un piccolo “trucco”, visto che il respawn infinito degli avversari ed il livello di difficoltà impegnativo aiutano, senza dubbio, ad allungare il brodo (peraltro ottimo!).

Da sempre il punto di forza di Call Of Duty è la modalità multiplayer online. ed anche in questo caso Black Ops non fa eccezione. L’operazione effettuata dai ragazzi di Santa Monica è abbastanza semplice da descrivere: hanno preso il multiplayer di MW2 e lo hanno modificato aggiungendo alcune buone idee di World at War ed ascoltando le lamentale della community. Il risultato è un online molto simile a quello del titolo degli infinity Ward, ma meno frustrante. Intanto sono stati confermati sia i Perk (le varie abilità speciali col quale personalizzare il personaggio), sia i famosi Kill Streak (i bonus da sbloccare con le serie di “kill” consecutive), Questi ultimi, in particolare, rispetto al passato sono più bilanciati (niente bombe atomiche per intenderci), necessitano un numero inferiore di uccisioni e non consentono di continuare la serie utilizzando i bonus. Dulcis in fundo la classe dei cecchini, una tra le  più sensibili alla famigerata categoria dei “camper” è stata depotenziata ad hoc. Oltre ai classici “deathmatch a squadre” e “dominio” sono state introdotte anche 4 nuove modalità: Gun Game, Stick and Stone, One in the Chamber e Sharpshooter, tutte con regole specifiche che funzionano piuttosto bene:

  • One in the Chamber: armati solamente di coltello e pistola con “un solo proiettile in canna” dovrete affrontare i vostri nemici in sfide degne di un Western alla Sergio Leone. La pistola verrà ricaricata con un nuovo proiettile solo se il colpo andrà a segno.
  • Stick and Stone: ci si sfida con la balestra, il coltello balistico ed il tomahawk. Uccidendo un avversario si acquisiscono automaticamente anche i suoi crediti.
  • Gun Game:  Si  parte con l’arma meno performante e ad ogni uccisione si passa a quella di livello successivo fino all’arma più potente (20 in totale).

Tra le gradite novità portate dal multiplayer di Black Ops vi è anche quella dell’ampia customizzazione del proprio personaggio: utilizzando i crediti ottenuti sul campo di battaglia si potranno acquistare, in una sorta di store virtuale, armi, accessori, perks, mimetiche, loghi e così via. Ad arricchire ulteriormente il piacere di sfidarsi online anche l’introduzione dello split screen (per divertirsi con un amico sulla stessa console) e l’opzione Cinema, con la quale salvare i video dei combattimenti più spettacolari e condividerli con la community. Le mappe sono numerose (ben 14)  e particolarmente ispirate, anche se,  nella selezione casuale dell’online, tendono a ripetersi sempre le stesse: dopo ore ed ore di matchmaking  non stupitevi se riuscirete a visionarne meno della metà .

Tecnicamente Call Of Duty: Black Ops è allo stesso livello di Modern Warfare 2 (anche se è stato utilizzato l’engine di World at War). Se si esclude un diverso stile cromatico (più colorato e “fumettoso” in BO) ed un minore dettaglio di alcune armi, le differenze con l’fps degli Infinity Ward sono davvero minime . Nonostante non sia più al top della categoria, con texture ed animazioni di qualità altalenante, definire la grafica di questo Call Of Duty “brutta” sarebbe, però, eccessivo: il level design delle mappe e dei livelli regala scorci ancora memorabili (la realizzazione delle risaie del Sud Est Asiatico è incredibile), e tutto, dagli effetti di fumo alle fiamme, risulta ancora più che efficace a coinvolgere il videogiocatore più esigente. Il framerate, almeno nella versione per XBOX360 (che vi consigliamo), è inchiodato sui 60 frame al secondo.

Call Of Duty ha sempre fatto scuola per quanto riguarda il comparto sonoro e l’ultimo fps di Activision non fa eccezione. Grazie ad un dolby ottimamente implementato, è garantita la piena immersione nel campo di battaglia. Di buon livello il doppiaggio italiano, mentre solo discrete le BGM, anche se alcune deliziose chicche quali la già citata “Fortunate Son” vi trasporteranno nella mitologia della guerra sporca del Sud Est Asiatico.

Inutile girarci attorno, sappiamo benissimo che le due grandi uscite “core” (mamma mia che termine!) di questo autunno 2010 sono stati proprio Halo:Reach e Call of Duty: Black Ops. Entrambi FPS, il  primo esclusiva per XBOX360 con tematiche fantascientifiche, il secondo multipiattaforma (PC, XBOX360, PS3) e di ambientazione contemporanea. Anche se non possedete la console di Redmond, penso che vogliate conoscere quale, tra i due blockbuster videoludici, possa essere considerato il migliore. Vediamolo insieme. Grafica – non c’è storia ragazzi, vince Halo:Reach a mani basse. L’engine messo su dai ragazzi di Bungie non solo gestisce molta più roba su schermo in scenari enormi, ma presenta texture, animazioni ed una pulizia grafica nettamente superiori rispetto al titolo  pubblicato da Activision. Di contro, grazie anche agli spazi limitati, l’fps dei Treyarch presenta delle location più dettagliate (quasi “barocche”) con animali, cascate e fili d’erba mossi dal vento in grande abbondanza. Single Player – In questo comparto abbiamo avuto una sorta di contaminatio biunivoca tra i due franchise: Halo, pur mantenendo un approccio “libero”, ha introdotto, per la prima volta, un taglio più cinematografico nel narrare l’apocalittica disfatta dell’avamposto della razza umana, di contro la campagna di BO , sempre nei limiti di un gameplay quasi “pilotato”, vi da, per la prima volta, la possibilità di guidare i mezzi e di registrare i filmati esattamente come storicamente proposto dal titolo Microsoft. Multiplayer - Anche qui i due franchise continuano a scambiarsi le buone idee: Perks anche per Reach e “armeria” e il già citato “Cinema Mode” per Call of Duty. Nel design delle mappe, invece,  mi sento di premiare i Treyarch che hanno creato dei piccoli capolavori sia artisticamente che dal punto di vista prettamente funzionale: vi troverete a combattere in stazioni di lancio sovietiche con  imponenti razzi che partono per lo spazio durante la battaglia. Stupendo. Tiratina di orecchie, invece, per i Bungie che hanno riproposto nel multiplayer le stesse identiche location della campagna. In conclusione, se si considera l’approccio diametralmente opposto nel gameplay (e Battlefield Bad Company 2 permettendo), i due titoli rappresentano quanto di meglio ha da offrire il genere degli sparatutto in prima persona nel 2010.

 

Call Of Duty: Black Ops continua la gloriosa tradizione della serie con un fps curatissimo in tutti i comparti. Se si esclude un engine grafico che comincia a mostrare i segni dell’età, l’fps confezionato dai Treyarch è difficilmente criticabile: single player appassionante e longevo, multiplayer completo e divertente, nonchè la, sempre gradita, modalità zombies. Si è parlato molto, recentemente, della “piaga” della serializzazione che affligge il mondo videoludico: fare uscire, si dice, un nuovo capitolo dello stesso franchise ogni 10-12 mesi ne impoverisce inesorabilmente la qualità ed il valore commerciale. Beh…se questo è il caso di Call Of Duty: Black Ops, fatene uscire pure due all’anno!

Per gli amici, lo Zio, Manfredi, è uno dei fautori del rinnovamento di Gamevolution, nonchè partecipante attivo nel consiglio di amministrazione. Le sue recensioni e gli speciali sono sempre sinonimo di elevata qualità, la quale unita ad uno stile sempre fresco e particolare nell'esporre il proprio pensiero, riesce a catturare le attenzioni di chi legge. E' quello che definiremmo un pò "boxaro" ma riesce comunque a mantenere un certo distacco, offrendo un parere alquanto disinteressato e professionale.
Manfredi Miconi
Call Of Duty: Black Ops – La Recensione, 9.0 out of 10 based on 1 rating
Recensito da Manfredi Miconi su 13 November 2010
  1. 13 November 10, 12:27pm

    E bravo Manfre, come al solito hai “copiato” bene………………..

    Scherzi a parte credo sia inutile dire che le tue recensioni sono inimitabili e chi ne dice il contrario crepa soltanto di invidia.

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  2. 13 November 10, 12:47pm

    Più che altro sarebbe perlomeno necessario aver completato la scuola dell’obbligo, cosa difficile da chiedere a qualcuno ;)

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  3. 14 November 10, 11:21am

    Come sempre ottima rece Dick e ottimo gioco ovviamente.

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    • 15 November 10, 3:02am

      Bellissima recensione e confermo a pieno tutto ciò che ha scritto il grande Manfredi :)

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