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Assassin’s Creed: Brotherhood – La Recensione

Quando venne annunciato a Maggio dello scorso anno, molte persone storsero il naso per Assassin’s Creed: Brotherhood: stessi personaggi di ACII, stesso engine grafico, una sola location in più. In pratica una data mission (o, come si diceva una volta, data disc) venduta a prezzo pieno. Una bella fregatura non è vero? Ed invece no.

Assassin’s Creed: Brotherhood è il figlio di un trend dell’industria abbastanza chiaro che punta alla massimizzazione di risorse ed idee.  In pratica da alcuni anni si diffonde sempre di più la politica che vede una esasperazione del concetto di serializzazione fino al rendere annuali le uscite di un determinato franchise, insieme alla necessità di ridurre al minimo i tempi di sviluppo riutilizzando engine grafici già esistenti. Stiamo chiaramente parlando  dei famigereti seguiti annuali a basso costo. Attenzione però: bisogna fare dei “distinguo”. Innanzi tutto questa nuova “moda” è nuova per modo di dire. La storia dei videogames è, infatti, piena di sequel che, alla prova dei fatti, si sono dimostrati solo delle mediocri espansioni del titolo originario: stessa grafica, stesso gameplay, ma titolo differente. In quest’ottica apprezziamo almeno l’onestà di chi, come Ubisoft, ammette di proporci uno spin-off/espansione e non un sequel realizzato ex-novo. Sì, ma il prezzo qual’è. C’è un vantaggio economico nell’acquistare un titolo del genere? Purtroppo no: Il prezzo è, infatti, quello pieno. Niente “biglietto ridotto”, sorry. Aspettate, però, a rimanerne delusi, perchè Assassin’s Creed: Brotherhood è probabilmente uno dei titoli più generosi con i videogicatori  usciti nel 2010.

Un po’ di Storia

Assassin’s Creed Brotherhood inizia esattamente dove avevamo lasciato Ezio Auditore: di ritorno da Roma dopo la rivelazione avuta nella Cappella Sistina. Dopo aver riferito la storia a parenti ed amici, il nostro eroe ha la possibilità di giacere con la sensuale Caterina Sforza (visibilmente cambiata nel look rispetto al secondo capitolo). Proprio quando tutto sembra andare per il meglio, ecco irrompere a suon di cannonate il nemico della storia: Cesare Borgia, figlio illegittimo di Rodrigo Borgia (Papa Alessandro VI). La baraonda di eventi che segue all’attacco delle truppe papali porterà alla distruzione di Monterriggioni, alla morte di un personaggio chiave di ACII (non vi rivelo il nome per non rovinarvi  la sorpresa) ed al trasferimento di tutta la combriccola a Roma, Da qui in poi il gioco seguirà i classici, collaudatissimi schemi già testati da Ubisoft Montreal alternando, in una mappa da esplorare liberamente, missioni “principali” insieme a subquest secondarie di varia natura. La narrazione è sempre efficace, come il riferimento agli eventi storici, nel gioco ampiamente romanzati se non distorti del tutto per renderli funzionali alla trama: scoprire che Machiavelli si sia ispirato ad Ezio nel redigere il Principe e non a Cesare Borgia strappa più di un sorriso…

Una giocabilità a prova di Animus

E’ inutile negarlo: dopo pochi miuti in compagnia con Assassin’s Creed Brotherhood proverete  una forte sensazione di Deja Vu. C’è poco da fare. Le meccaniche del gameplay sono rimaste quelle. Dall’arrampicarsi sui tetti al salto, fino al combattimento, davvero poco (forse giusto un paio di animazioni per le uccisioni) sembra essere stato cambiato rispetto all’anno scorso. In compenso, però, parliamo di un signor gameplay, il che non guasta. Riguardo, invece, la struttura del gioco,  più di un  cambiamento significativo è stato apportato e con un certo successo:

  • Salvando dei cittadini dalle angherie delle guardia papali, è possibile reclutare degli assassini, addestrarli e potenziarli per essere, poi, utilizzati durante le missioni per i lavori c.d. sporchi.
  • La quest principale è più corta, ma quelle secondarie hanno assunto uno spessore maggiore. Molto carina, per esempio, l’idea di far rivivere in prima persona i ricordi della storia d’amore con Cristina, la ragazza di Ezio ai tempi di Firenze.
  • Anche in questo capitolo è possibile affrontare delle missioni di esplorazione in particolari aree per raccogliere i pezzi di un sigillo necessari a sbloccare una speciale armatura. Al contrario di Assassin’s Creed II tali missioni sono meno monotematiche: non solo arrampicate estreme alla Tomb Raider, ma anche inseguimenti al cardiopalma e duelli all’ultimo sangue.
  • Vi è solo una grande città da esplorare (Roma), ma alcune missioni secondarie offrono delle gradite sortite in scenari differenti.
  • La componente stealth ha assunto finalmente un significato grazie, soprattutto, alle missioni legate alle “macchine di Leonardo”.
  • Proprio affrontando le subquest legate a Leonardo Da Vinci (Monte Circeo, Napoli, Tivoli) si da la possibilità al giocatore di guidare alcune delle famose macchine da guerra inventate dal geniale artista, tra le quali anche un micidiale carro armato e una imbarcazione armata di dardi infuocati.
  • Più curata la fase gestionale: sia nell’amministrazione della gilda degli assassini, sia nella possibilità data di restaurare monumenti e negozi di Roma in zone prima controllate dalla truppe di Borgia. Per rendere “gestibili” queste aree sarà necessario prima uccidere il comandante nemico e poi incendiare la torre di controllo.
  • Rispetto ad Assassin’s Creed II, è presente una maggiore interazione tra presente (la storia di Desmond Miles e dei suoi amici) ed il passato, con la possibilità di uscire dall’animus a piacimento. La feature è potenzialmente interessante, ma aggiunge poco o nulla al gameplay effettivo.

La vera, grande novità apportata da Brotherhood è però la modalità multiplayer online, che vi metterà nei panni di uno scagnozzo dell’Abstergo (ovvero i nuovi Templari) intento ad allenarsi per scovare e studiare gli Assassini. Le modalità presenti sono Ricercato, Ricercato “avanzato”, Alleanza, Caccia all’uomo ed Alleanza “avanzato”. Sostanzialmente selezionandole potrete, in gruppo o in singolo, affrontare gli altri giocatori cacciando e scappando a turno. I personaggi utilizzabili nella modalità multigiocatore sono ben 14 (più due bonus nella Limited Edition) e richiamano nel look alcuni dei “nemici” da assassinare durante il single player.

Bello da vedere e da ascoltare

Assassin’s Creed II era uno dei titoli tecnicamente più riusciti nel 2009 e Assassin’s Creed Brotherhood lo è anche nel 2010. Semplice e chiaro. Dal punto di vista estetico l’engine è rimasto invariato, ma risulta ripulito dei fastidiosi glitches presenti durante le scene di intermezzo in real time del precedente capitolo. La Roma rinascimentale è resa in maniera convincente, ma si presta meno, rispetto a Firenze o alla stessa Venezia, alle corse tra i tetti: gli edifici risultano decisamente più bassi e meno complessi architettonicamente, senza considerare che molte delle aree della mappa sono costituite da campagne e monumenti/ruderi fuori città.  Ancora deludente la realizzazione dell’acqua. Sonoro e doppiaggio sempre di altissimo livello. Come nel precedente capitolo, però, vi sconsigliamo lcaldamente l’ascolto della traccia anglosassone. Ascoltare Machiavelli e Papa Borgia parlare come  lo stereotipo  hollywoodiano dell’italo-americano “broccolino style”  risulta ancora più che deprimente…

Assassin’s Creed: Brotherhood evolve e migliora l’intuizione avuta da Bungie con “Halo 3: ODST“: prendere le idee non utilizzate nei lavori precedenti, per realizzare un nuovo gioco a costi limitati. A differenza del pur buono spin-off di Halo, AC:B offre, però, una esperienza di single player di circa una ventina di ore che colloca il prodotto di Ubisoft Montreal tra i “must have” di questa, appena conclusa, stagione di acquisti natalizi. Una città e delle location più diversificate avrebbero sicuramente aiutato a migliorare ulteriormente il voto finale che rimane, comunque, decisamente sopra il 9. Brava Ubisoft!

Per gli amici, lo Zio, Manfredi, è uno dei fautori del rinnovamento di Gamevolution, nonchè partecipante attivo nel consiglio di amministrazione. Le sue recensioni e gli speciali sono sempre sinonimo di elevata qualità, la quale unita ad uno stile sempre fresco e particolare nell'esporre il proprio pensiero, riesce a catturare le attenzioni di chi legge. E' quello che definiremmo un pò "boxaro" ma riesce comunque a mantenere un certo distacco, offrendo un parere alquanto disinteressato e professionale.
Manfredi Miconi
Recensito da Manfredi Miconi su 11 January 2011
  1. Andrea Apa scrive
    12 January 11, 8:50am

    Wow Manfre bella recensione, complimentissimi!!!

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    (rispondi)
  2. 12 January 11, 9:21am

    Grazie Andrea, sempre troppo gentile :)

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